The Cello

Foto-storia dedicata alla creazione del primo violoncello del maestro Giuseppe MarinoIn collaborazione con Leonard Regazzo, che si è prestato meravigliosamente come coprotagonista  e assistente luci.

<<Te ne andrai prima di quanto avrei mai desiderato. Nella vita, questi incontri si perpetuano solo se accadono nel momento reciprocamente risonante. Siamo animali sociali, ma poi ci insegnano come diventare lupi solitari. Ci teniamo per mano e guardiamo un altrove randagio perduti nella nostra mente obesa che genera di continuo pensieri laterali.

  La disperazione nasce dall’aver dimenticato la sussistenza reciproca degli uni per gli altri, dall’aver rifiutato che l’intersezione alligni nel proprio territorio. Ogni solipsismo supera in modo appartato la sua ultima solitudine per incontrare la prossima dipendenza che continua a tutelare la schiavitù all’egotismo.

  Quando ti ho visto per la prima volta non eri nemmeno l’immaginario di quello che saresti diventato. Il Maestro mi disse che sarai un esso, un lui, il suo primo fanciullo del genere. Io scherzai e gli risposi che per me tutto quello che ha delle curve è femminile, Lui ad esempio è sinuoso come una femmina. E quando Lui è femminile, in me si risveglia il maschile sovvertito.

  Non ho mai sentito la tua musica, solo qualche nota stonata di qualche stringa toccata per sbaglio o di proposito, ma senza la conoscenza, e senza l’arnese per farti suonare mi sentii infranta dalla sindrome dell’organo mancante.
  Se non ho mai sentito il tuo canto, esso esiste? Se sarò fortunata e se avrò il cuore abbastanza insofferente nei tuoi confronti, verrò ad ascoltarti salmodiare le tra le mani di un’altro.
  Sono soggetta al dispotico dominio di una rudimentale gelosia e di un senso di possesso primordiale di tutte le cose che non sono mai state assegnate dalla sorte ad appartenermi. Così, se la contempli, devo farla mia prima che Tu diventi suo!
Non ho mai visto la tua anima, le mani del Maestro sono andate avanti a plasmarti senza aspettarmi attraversando da solo il periodo dei divieti. Ho perso per sempre quel momento.

  Se potessi riavere indietro tutto quello che hai perso nella vita, avresti ora lo spazio, la voglia, l’entusiasmo necessario per gestire tutto? Oggetti, persone, occasioni, desideri, amori, sogni, attese, oh, tutte le informazioni su un cellulare rotto, anni di vita su un supporto di memoria tecnologicamente superato o neuroscientificamente danneggiato…
  E la cosa che hai perso e non la vorresti più?
  Quanto ti ha corrosa e per quanto tempo sei giaciuta disgregata tra un vivere spasmodico e un convulso sterminio fino a quando lo hai capito? Non la vuoi più! Mai più! D’altronde mai nessuno vorrebbe una roba del genere, mai più!
  Piangeresti ancora per altro che non hai ancora perso? Ma la prima quale sarà? Tu ricordi quale fu? Non ricordiamo mai la prima, è successo troppo tempo fa.
  E l’ultima?
  L’ultima cosa che non ho ancora perso sei Tu. Quanto tempo ci resta ancora? Piangerò alla scadenza o finirai tra le cose perse che uno non le vuole più? Sarebbe meglio che iniziassi già a lacrimare se un giorno dovessi non volerti più, mai più. Tutto ciò che avrò avuto da dirti sarà già esaurito. Io quel giorno non avrò nulla per Te, nessun ricordo, nessun sentire, nessun commento.
Non avrò diamanti da piangere per Te.>>

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